Un orecchio più basso dell'altro, 45 di piede.
31 agosto 2005. Ritornai dalle vacanze senza più alcuna speranza di risolvere i problemi di coppia. Era diventato così dannatamente banale il nostro rapporto, senza picchi, senza passione. Finita. Buttarmi in una nuova stagione lavorativa, era questo il mio obiettivo.
3 settembre 2005. Appena 3 giorni per sentirsi solo. Abbracciavo il cuscino, guardavo le fotografie, aprivo l'armadio per sentire ancora il suo profumo.
4 settembre 2005. Piansi. Decisamente liberatorio. Mi sentivo meglio.
5 settembre 2005. Dovevo cambiare qualcosa in casa. Troppi ricordi, segni. Ce ne volevano di nuovi... Tolsi i quadri dalla parete dello studio. Presi il pennarello nero, quello che mi portavo sempre dietro nello zaino, ed ecco, un segno sul muro dello studio. Un piccolo tratto, orizzontale, di un solo centimetro. Partii dal lato sinistro della parete, poco sotto il soffitto.
Da quel momento, ogni giorno, ne aggiunsi uno nuovo.
17 settembre 2005. Una intuizione, un salto al cuore.
26 settembre 2005. Uscii incazzato dall'ufficio. Non potevo più sopportare i loro soprusi. Guidai lontano, il più possibile finchè non mi trovai in aperta campagna.
30 settembre 2005. Chissà se mi pensi.
2 ottobre 2005. Invitato per un weekend da un amico. Rifiutai. Ero stanco, dovevo occuparmi di un progetto aperto al lavoro. Non mi piaceva neppure il luogo dove avrei dovuto trascorrere quei due giorni. E poi quello stupido segno sul muro chi l'avrebbe fatto in mia assenza...
13 ottobre 2005. Decisi di ricominciare a correre.
15 ottobre 2005. Acquistato un libro.
18 ottobre 2005. Febbricitante. Aprii il divano a letto nello studio, non volevo rimanere nella camera da letto. Mi misi a guardare la televisione ma sembrava interessarmi di più quella lunga linea che lentamente cresceva sulla parete. Era davvero bella, mia.
4 novembre 2005. Una canzone:
A heartbeat, a flicker, a line
It's just a line
It's just a...
12 novembre 2005. Anymore.
21 novembre 2005. Mi svegliai di soprassalto. Accesi la luce e andai in studio a vedere la linea. Tutto ok.
24 novembre 2005. Camminata sotto la pioggia.
30 novembre 2005. Dopocena a casa con amici. Mi chiesero cosa volessi fare sulla parete spoglia dello studio. La linea, risposi. Fui oggetto di ilarità tutta la sera. Mi irritai parecchio.
12 dicembre 2005. Veloce conoscenza e sesso, la prima volta da quando mi ero separato.
14 dicembre 2005. Ricevetti una telefonata, scagliai il cellulare contro il muro, quello dello studio. Probabilmente mi voleva rivedere, io no!
Natale. La linea era lunga 112 cm. Bellissima.
31 dicembre 2005. Ubriaco già alle 22. Barcollavo per strada, guardandomi il volto nelle vetrine dei negozi.
4 gennaio 2006. Ruppi un bicchiere in casa. Nel raccogliere i frammenti mi tagliai.
9 gennaio 2006. Una mattinata freddissima. L'auto non riuscì a partire e presi la metro. Incontrai una collega lungo il tragitto e mentre mi parlava mi sentii male. A stento non caddi a terra. Ritornai a casa con un taxi.
17 gennaio 2006. Coprii lo specchio con un lenzuolo.
28 gennaio 2006. Solo in casa, stavo benissimo.
18 febbraio 2006. Un problema dal lavoro. Dovetti assentarmi per due giorni da casa.
La linea, da continuare...chi? La scelta cadde su uno dei miei amici.Gli telefonai. Accettò.
19 febbraio 2006. Partii, non prima di aver aggiunto l’ennesimo tratto in presenza dell’amico, per fargli capire come avrebbe dovuto fare, quale pennarello usare.
Gli lasciai le chiavi di casa e me ne andai.
20-21 febbraio 2006. Due risvegli in albergo e altrettante crisi di panico. Avrei voluto essere nel mio appartamento per la linea. Inviai un esagerato numero di messaggi con il cellulare per sapere se tutto stava procedendo per il meglio. Mi chiedevo come fosse venuto il segno.
Ritornato a casa, sostai davanti alla porta chiusa dello studio per un bel po’ di minuti prima di avere il coraggio di entrare. Non era affatto simile ai miei tratti precedenti, mi misi quasi a piangere. Cercai di calmarmi. Dovevo solo richiudere la porta, e rivederlo il giorno dopo con meno emotività addosso . Anche quella sera non riuscii a mangiare.